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Anisakis: cos'è, sintomi, cura, in quali pesci si trova. Scopri cos'è l'anisakidosi, i sintomi immediati, in quali pesci si trova il parassita anisakis, cosa fare contro questo parassita, le cure e come prevenire i parassiti del pesce crudo.

Anisakis: cos’è, sintomi, cura, in quali pesci si trova

Anisakis: bene o male tutti ne abbiamo sentito parlare, è un verme parassita che può infestare l’uomo in seguito al consumo di pesce crudo o poco cotto, ma quanto ne sappiamo realmente? Siamo a conoscenza dei rischi per la salute che questo parassita crea? Sappiamo riconoscere i sintomi dell’anisakidosi? In quali pesci si trova questo parassita? Quali sono le norme da rispettare in merito? Cercheremo di rispondere a tutte queste domande.

Gli amanti del sushi dovrebbero necessariamente sapere tutto sull’anisakis, proprio per evitare di incorrere nel terribile parassita.

Non molto tempo fa girava un video su youtube di due persone che mostravano alla camera un’ostrica, di dubbia freschezza, in cui faceva per l’appunto la sua comparsa il vermetto. Decisamente pericoloso. Ecco perché si sconsiglia sempre di mangiare in locali poco controllati o in cui l’igiene non è assicurata.

E’ importante dire che “pesce fresco” non significa appena pescato e quindi sicuro, significa che va messo nell’abbattitore per il giusto tempo alla giusta temperatura in modo che se vi sono larve vengano eliminate.

Anisakis: cos’è e quali sono i pesci a rischio

L’Anisakis Dujardin sono vermi nematodi, parassiti di diversi organismi marini.

Il parassita adulto si trova nello stomaco dei mammiferi marini mentre nei pesci si trova all’interno della carne.

I mammiferi marini defecando liberano le uova del parassita che possono essere ingerite dai crostacei (krill ad esempio) che a loro volta vengono ingeriti dai pesci, lo stadio larvale si sviluppa e l’anisakis diviene adulto se il pesce viene ingerito da un mammifero marino. Nel mezzo però c’è l’uomo che mangiando pesce crudo può avere a che fare con il parassita.

L’anisakis misura al massimo 3 cm ed è bianco o rosato, molto sottile, si arrotola su se stesso.

Vediamo in quali si può trovare il verme parassita anisakis:

  • pesce sciabola
  • ricciola
  • lampuga
  • pesce spada
  • tonno
  • sardina
  • aringa
  • acciuga
  • nasello
  • merluzzo
  • passera di mare
  • rana pescatrice
  • sgombro
  • salmone del Pacifico

I Paesi in cui si riportano i casi più frequenti sono: Scandinavia (dal fegato di merluzzo), in Giappone (dal consumo di sushi e sashimi), nei Paesi Bassi (dalle aringhe in salamoia) e nella costa del Pacifico del Sud America (dall’insalata di mare).

Anisakis: sintomi e cure

L’anisakidosi è l’infezione parassitaria del tratto gastrointestinale casata dall’ingestione delle larve del verme.

Una volta ingerite le larve possono essere espulse nelle 48 ore successive, altrimenti possono penetrare immediatamente nella mucosa gastrica causando grossi problemi.

Vediamo i sintomi dell’anisakidosi:

Tutto questo può comportare una perforazione intestinale.

Facciamo chiarezza, ci sono diverse tipologie di sindromi da anisakis:

  • L’anisakiasi gastrica, la sintomatologia può comparire dopo 4-12 ore dopo aver ingerito il pesce crudo e si manifesta con nausea, vomito e dolore nella parte alta dell’addome. Ci si deve recare necessariamente in pronto soccorso.
  • L’anisakiasi intestinale acuta, che compare dopo 12 ore o 7 giorni di distanza dall’ingestione del pesce crudo. La sintomatologia consiste in febbre, dolori addominali nella parte bassa e diarrea. Può verificarsi la perforazione della mucosa dello stomaco e dell’intestino.
  • L’anisakiasi cronica, in caso appunto di perforazione viene aggredito dal sistema immunitario e si forma un granuloma che può occludere un tratto a livello intestinale. Si manifesta dopo due settimane dall’ingestione del pesce crudo.

C’è da dire inoltre che se il parassita riesce a perforare per intero la mucosa, fuoriesce dal tubo gastroenterico ed insinuarsi in altri organi.

Esiste una profilassi per evitare tutto questo, purtroppo però c’è da dire che anche nel caso il pesce sia sufficientemente cotto, le sostanze biochimiche secrete dalle larve all’interno dei pesci che le ospitano possono comunque causare delle reazioni allergiche per tanto occorre fare attenzione.

Le manifestazioni allergiche possono presentarsi con orticaria e reazioni anafilattiche e/o con sintomi gastrointestinali, congiuntivite, asma e dermatiti.

La diagnosi avviene tramite EGDS, durante la quale possono essere osservate e rimosse le larve, visibili tramite una radiografia con mezzo di contrasto. Oppure per mezzo di esame istologico effettuato su biopsia o durante l’intervento chirurgico.

Non essendo l’uomo un ospite finale non vengono espulse con le feci.

Dopo tre settimane il parassita viene espulso dall’ospite o eliminato dalle difese immunitarie.

Anisakidosi: la cura

L’infezione può essere curata con trattamento sintomatico, con farmaci a base di albendazolo. ma in caso di perforazione si dovrà intervenire con trattamento chirurgico.

Anisakidosi: la prevenzione

L’anisakis può essere sconfitto solo con la cottura o l’abbattimento in congelatore per lungo tempo. Marinatura, affumicatura e salatura non lo sopprimono.

Il congelamento viene imposto come metodo preventivo, per garantire la morte del parassita il pesce va congelato a una temperatura inferiore a -18 °C per almeno 96 ore. La cottura invece deve prevedere una temperatura superiore a 60 °C per almeno un minuto per la parte più interna.

Secondo la statistica il pesce d’allevamento sarebbe inoltre meno a rischio rispetto a quello selvatico.

Si consiglia l’eviscerazione del pesce, il congelamento ad almeno -23 °C per una settimana e la cottura avvengano il più presto possibile.

Se mai dovesse capitarvi d’ingerire pesce crudo e sentire come del solletico in gola verificate appunto che non sia presente il verme. Se avete dei dubbi causare il vomito ed espellere il boccone è una buona idea.

Raccomandazioni fondamentali:

  1. Non consumare pesce crudo in locali di dubbia fama.
  2. Non consumare alici marinate che non siano state congelate.
  3. Acquistare pesce fresco per il consumo domestico e congelarlo per almeno 4-5 giorni nel congelatore a -18 gradi. Preferire l’acquisto di pesce eviscerato.
  4. Evitare il più possibile di consumare pesce crudo e molluschi crudi.

Si raccomanda dopo l’ingestione di cibi sospetti di fare attenzione alla sintomatologia, in caso d’ingestione di funghi, pesce e molluschi crudi con annesso malessere seguente è bene rivolgersi al pronto soccorso.


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