mercoledì, Giugno 19 2024

Sapete cos’hanno in comune Bob Dylan, Anthony Hopkins e Isaac Newton? Oltre ad essere personalità celebri, del passato e del presente, loro come altre celebrità e nomi illustri condividono, infatti, una condizione comune: l’autismo.

In particolare, stiamo parlando dell’autismo ad alto funzionamento, conosciuto anche come Sindrome di Asperger. Abbiamo deciso di iniziare l’articolo con questo paragone per sottolineare come tale situazione possa essere spesso sfuggente e poco riconoscibile.

Secondo il DSM-5, il manuale diagnostico utilizzato dagli esperti di salute mentale, ciò che la caratterizza è soprattutto una difficoltà nell’interazione sociale e la presenza di interessi ristretti e comportamenti ripetitivi.

Ma questi non sono obbligatori e talvolta sono molto poco evidenti, a meno di una diagnosi autismo effettuata dagli specialisti del settore. La difficoltà nell’identificazione è data soprattutto dalla grande varietà di caratteristiche, spesso differenti da individuo a individuo.

È il motivo per cui non si parla mai di “autismo” come disturbo a sé, ma si fa riferimento invece allo “spettro autistico”, terminologia che evidenzia quanto questo possa essere estremamente diverso in base ai casi.

Di seguito parleremo, nello specifico, di cos’è la Sindrome di Asperger e come riconoscerla, soprattutto negli adulti quando il vissuto della persona ha contaminato molto le caratteristiche tipiche della sindrome, rendendo difficile una diagnosi.

Cos’è l’autismo ad alto funzionamento, o Sindrome di Asperger

La Sindrome di Asperger, inclusa all’interno del quadro più ampio dei disturbi dello spettro autistico, è una condizione che influisce sulle capacità comunicative e sociali degli individui.

In particolare, è caratterizzata da un’apparente mancanza di interesse per gli altri e una preferenza per routine e interessi specifici, su cui a volte le persone si focalizzano eccessivamente, estraniandosi dal resto.

Tale disturbo può manifestarsi fin dalla prima infanzia, ma spesso viene diagnosticato quando il bambino inizia la scuola, manifestandosi con difficoltà nell’interazione sociale, problemi di comunicazione, comportamenti ripetitivi e interessi limitati.

Le stime sulla prevalenza della sindrome di Asperger variano notevolmente, ma sembra essere più comune nei maschi, sebbene la diagnosi nelle femmine possa essere più sfuggente.

Non è ancora chiaro quali siano le cause dell’Asperger, ma si ipotizza un coinvolgimento di mutazioni genetiche e alterazioni nel funzionamento cerebrale.

Pur essendo una forma considerata meno grave rispetto ad altri disturbi dello spettro autistico, la sindrome di Asperger può comunque creare sfide significative nell’interazione con gli altri e nell’adattamento alle situazioni sociali.

Per tale motivo, la consapevolezza e la sua comprensione sono fondamentali per promuovere l’inclusione e il sostegno delle persone che ne sono colpite.

Asperger negli adulti: come riconoscerlo

La Sindrome di Asperger è molto insidiosa, da quanto abbiamo detto finora, perché risulta a volte difficile identificarla. Abbiamo riportato qualche nome illustre che ne soffre, all’inizio dell’articolo, proprio per sottolineare questo aspetto.

Soprattutto negli adulti è complesso da rilevare, perché il vissuto di una persona può aver influenzato molto alcuni comportamenti, rendendoli più o meno funzionali tanto da essere quasi invisibili.

In linea generale, gli adulti con Asperger possono sperimentare difficoltà nell’interpretare segnali non verbali, come il contatto visivo e le espressioni facciali, e possono preferire routine fisse e interessi specifici.

Questi tratti possono influenzare sia le relazioni personali che la vita professionale, portando spesso a sensazioni di isolamento e ansia. Inoltre, possono manifestare comportamenti ripetitivi e una certa rigidità mentale, rendendo difficile l’adattamento ai cambiamenti e alle situazioni impreviste.

Ma ciascuno di questi “sintomi” possono benissimo essere anche caratteristiche personali di chi non è affetto dalla Sindrome, se sono presenti ad esempio dentro certi livelli o se non presentano concomitanze.

Per tale motivo, per ottenere una diagnosi accurata e veritiera l’unica soluzione è quella di rivolgersi a professionisti esperti nel campo della salute mentale, per una valutazione specialistica approfondita.

Come comportarsi se un amico o un familiare ha la Sindrome di Asperger

Quando si ha un amico o un familiare con la Sindrome di Asperger nascono subito mille dubbi in merito a come comportarsi. La prima cosa da ricordare è che questo tipo di autismo è definito, appunto, “ad alto funzionamento” il che significa che i sintomi possono essere anche latenti e poco invasivi.

L’approccio a una persona che ha questa sindrome non deve essere quello che si avrebbe con chi ha grandi difficoltà, ma deve restare un rapporto paritario, empatico, accogliente e propositivo.

Ciò non toglie che esistono alcuni suggerimenti utili da applicare ai nostri comportamenti per facilitare la vita di tutti i giorni alla persona con Asperger.

  1. Comunicazione chiara e diretta. Le persone con Asperger hanno difficoltà a comprendere l’ambiguità e a leggere l’atteggiamento del prossimo, per questo apprezzano la franchezza e la chiarezza a parole.
  2. Rispetto delle preferenze personali. Chi ha la sindrome ha alcune preferenze molto marcate, sia in fatto di comportamenti ma anche di gusti, e non apprezza i cambiamenti. È bene quindi rispettare queste sue preferenze, abitudini e limiti, specialmente riguardo al contatto fisico e alle routine.
  3. Ascolto attivo. L’ascolto del prossimo è alla base dell’interazione umana, ma con persone con la sindrome di Asperger questa abitudine deve essere ancora più marcata. È quindi importante fornire un ambiente accogliente e non giudicante dove loro possano esprimersi liberamente.
  4. Inclusione e sostegno. Le maggiori difficoltà di un Asperger sono spesso legate alla sfera sociale, per questo se si desidera aiutare l’eventuale amico o parente è un’ottima idea aiutarlo a sentirsi incluso e accettato nella società, oltre che promuovere attività e situazioni che favoriscano la sua integrazione.

Infine, questi che abbiamo fornito sono consigli molto generici. È importante infatti ricordarsi che ogni individuo è unico e può quindi avere esigenze diverse, che possono essere scoperte semplicemente ascoltando i reali bisogni dell’altro.

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